Eric Baret: E’ questo l’oggetto di meditazione.

E’ questo l’oggetto di meditazione.

Eric Baret: Quando c’è ansia, è questo l’oggetto di meditazione. Quando c’è gelosia, è questa l’Istha Devata (guida interiore). Non avete bisogno di andare in India, questo è sempre con voi. E’ gratuito, non vi porta niente: non diventate liberi, non diventate saggi, non diventate niente.

C’è unicamente tranquillità. Non è la vostra, non è nella vostra tasca. Giocare è nell’istante. Domani, la paura viene di nuovo: voi dite grazie, perché non è altro da voi stessi. Questa paura è di nuovo il vostro ascolto, la vostra verità, d’istante in istante. Non si può essere liberi per sempre, perché non c’è che l’istante. Ed è un gioco senza partecipante. Non c’è che il gioco, nessuno gioca.

Domanda: Quando si fa meditazione senza meta ne’ profitto, il fatto di fare meditazione senza perseguire una meta, non è questa una meta in se stessa?

Eric Baret: No. Il fatto di sedervi la mattina è un’emozione che viene dal sonno profondo. È il vostro strato di sonno profondo che vi porta naturalmente a sedervi in silenzio la mattina. Questo è completamente naturale. Non è concentrazione, non si tratta di eliminare certi oggetti a vantaggio di uno solo.

La meditazione è un presentimento profondo dell’autonomia. Non è una attività nella quale entriamo per uscirne. La mattina, coscientemente, rendete il vostro corpo e la vostra psiche disponibili a questo presentimento, che conserverà il suo sapore in tutte le attività della giornata.

Strano pensare di aver bisogno di qualunque cosa, di dover riuscire in qualcosa. La riuscita è in ogni istante, la perdita in ogni istante. Cosa c’è da riuscire? È una fantasia. Un bambino lo sa. Non deve riuscire: gioca, è felice.

Non si deve lavorare nella vita, si deve giocare. Il gioco è rendersi conto che la riuscita e la perdita non sono l’essenziale. Non c’è riuscita, non c’è perdita, non c’è che l’essenziale. Non si rischia niente, possiamo rischiare.

Ma occorre una forma di maturità per giocare. […] Cosa possiamo perdere? Posso perdere tutto, ma cosa mi manca? Mi può mancare qualcosa. E io non ho bisogno di qualcosa. Ciò di cui ho bisogno è ciò che sento ad ogni istante.

Non vi viene detto dove dirigervi, ma, piuttosto, come lasciare che la percezione si esprima totalmente. […] Voler mettere l’accento sulle tensioni fa parte di quello che in India si chiama “la via progressiva”, vale a dire la purificazione. […]

In una via diretta si può momentaneamente mettere l’accento su certi nodi, su certi antagonismi. Mettere l’accento vuol dire rendere chiari questi nodi dal punto di vista del nostro ascolto, della tranquillità.

Voler sistematicamente purificare il proprio corpo e il proprio mentale è unicamente una violenza. È proiezione. Si vive nel futuro. […] Non c’è nulla da attendere. Ciò che si è, è sempre stato presente. Non c’è nulla da trovare. […]

Voler sistematicamente lottare contro una tensione rinvia la questione. È un circolo vizioso. Passate tutta la vita a cercare di distendervi.

Eric Baret

Fonte: https://risvegliodalsognoplanetario.wordpress.com/2018/08/29/eric-baret-aforismi-riflessioni/

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