Alan Watts: Il sé esiste?

Il sé esiste, ma solo per divertimento.

Quando i filosofi induisti e buddhisti parlano di distacco, significa solo accordarsi al mondo e non resistere al cambiamento. Così facendo, ci si può permettere di restare in sintonia, cioè di mescolarsi alla vita, di innamorarsi e di farsi coinvolgere da un sacco di cose. Lo si può fare a patto di sapere che si tratta di un’illusione.

Questo è il frangente in cui il termine di maya risulta cruciale. Sì, maya significa ‘illusione’, ma anche magia, arte, delineamento e misurazione. In lingua inglese i termini matter [materia; N.d.T.] e material [materiale; N.d.T.] si riferiscono a maya, ma quando oggi si dice «materiale» si pensa a qualcosa di molto concreto, per nulla illusorio.

Ebbene, l’atto di misurazione è sicuramente illusorio, poiché non si trovano dei centimetri sparsi in giro, non si può prendere in mano un centimetro. Centimetri, chili, dollari e ore, in realtà, sono entità immaginarie, proprio come lo è il sé.

Il vero sé non è materiale: «it doesn’t matter». Vale a dire che la sua esistenza non ha alcuno scopo, che esso non ha bisogno di esistere per alcuno scopo. Infatti, per quale scopo esisterebbe? Perciò, la cosa più importante dell’universo è proprio la cosa che non ha importanza, la cosa totalmente e completamente inutile e che nessuno è in grado di trovare.

Una volta hanno chiesto a un maestro zen: «Qual è la cosa più preziosa al mondo?». Egli ha risposto: «La testa di un gatto morto». Perché? Perché nessuno è in grado di attribuirle un prezzo. Perciò il sé (Brahman) somiglia alla testa di un gatto morto. Ma se pensate di dover andarvi a cercare una testa di gatto morto perché rappresenta qualcosa di spirituale e vi sarebbe molto utile, state mettendo il carro davanti ai buoi.

E se volete trovare il sé per diventare una persona migliore, o per piacere di più agli altri, o per essere socialmente più costruttivi, questo equivale a provare a far sì che la coda comandi il cane anziché il contrario.

La conoscenza del sé (Brahman) non giova mai a nessuno, se si tenta di costringere il sé a giovare a se stessi. E come quando vi rilassate, cominciate a divertirvi e pensate: «Questo mi fa bene, è esercizio. E anche una pausa dal lavoro e questo è un bene: mi aiuterà a lavorare meglio». Gli americani sono particolarmente fissati in questo genere di cose: tutto quel che si fa, dev’essere fatto per un serio motivo (questa è la coscienza protestante). Ma il gioco è qualcosa che si fa per farlo, per divertimento. E il sé (ātman, Brahman) esiste per divertimento.

Da: Alan Watts, “Lo zen e l’arte di imbrogliare la mente“,

Fonte: https://zeninthecity.org/meditazione-zen/alan-watts/alan-watts-il-se-esiste-per-divertimento/

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