G. I. Gurdjieff: Internamente, dove siamo?

Terra x Blog + Nero 2015

Internamente, dove siamo?

“L’evoluzione dell’uomo è l’evoluzione della sua coscienza. E la coscienza non può evolvere incoscientemente.” Georges I. Gurdjieff

Se parliamo del posto che una persona occupa, dobbiamo distinguere tra mondo psicologico e mondo fisico. Possiamo dire che una persona occupa un posto fisico gradevole e un mondo psicologico sgradevole, oppure vediamo il contrario. Molto spesso non vediamo che esiste molta differenza tra il mondo fisico e il mondo psicologico, infatti molti vivono in un mondo interiore che ha uno stato negativo e cattivo. Ma perché accade?

Accade perché le persone vivono in un modo psicologico molto cattivo e, per esempio, immaginiamo che un viaggiatore abbia preso una strada sbagliata e che sia giunto nei bassifondi di una città malfamata, dove viene avvicinato da una pericolosa comitiva. Sappiamo che dobbiamo fare attenzione a queste comitive e che dobbiamo fare attenzione alla direzione che seguiamo, perciò pensiamo che queste cose succedono solo agli ingenui. Crediamo che questo non ci riguarda e non ci accade, ma è quello che succede a tutte le persone.

Infatti, se applichiamo l’esempio al mondo psicologico, vediamo che è così che accade a tutti quando creiamo un mondo interno insicuro e poco gradevole. E come succede? Succede perché abbiamo creato un mondo psicologico cattivo, in quanto abbiamo riempito il nostro mondo interiore di stati mentali molto negativi. È successo perché abbiamo coltivato un mondo psicologico molto più pericoloso dei bassifondi di una città malfamata. Tutto questo è successo perché non abbiamo osservato il modo in cui il mondo esterno si ripercuoteva nel nostro mondo interno.

Per questo motivo è molto importante saper distinguere tra il mondo esterno e il mondo interno. Per capire meglio immaginiamo che le emozioni negative sono paragonabili alle losche compagnie che incontra il viaggiatore che si è perso nella città sconosciuta. E, seguitando con l’esempio, siamo sicuri che i loschi individui ci avvicinano solo per danneggiarci perché sono cattivi e perché il posto in cui vivono li rende poco raccomandabili. Se rapportiamo l’esempio al nostro mondo interno e alla realtà psicologica che ospitiamo all’interno, vediamo che dobbiamo fare molta attenzione ai nostri modi e al nostro comportamento.

Dobbiamo capire che una persona può sembrare esternamente come una santa, molto ben intenzionata, ma internamente può avere un mondo sgradevole e molto pericoloso. Per questo motivo dobbiamo distinguere tra il posto che una persona occupa nel mondo esterno e il posto che quella stessa persona occupa nel mondo interno. Si crede che l’unico mondo esistente sia quello esterno, ma il mondo che percepiamo è il modo con cui viviamo la nostra vita, che si dispiega in due mondi diversi.

Uno dei due mondi è quello dei fenomeni di cui facciamo esperienza con i sensi, ma il modo con cui prendiamo gli stimoli che ci vengono dal mondo materiale condiziona il mondo psicologico, mentale e spirituale che ospitiamo nella nostra realtà interna. Tutto il lavoro di Gurdjieff è dedicato all’analisi di come viviamo internamente la nostra realtà esterna. Gurdjieff dice che se siamo troppo identificati con il mondo dei fenomeni, sprechiamo energia in una forma negativa, sprecandola per gente che non conosciamo realmente. In questo modo il nostro mondo interno non viene sviluppato, perché esso dipende totalmente da quello esterno.

Tutto l’essere viene condizionato totalmente dalle sue necessità. E così leghiamo tutto il nostro essere alla funzione di reagire alle impressioni esterne. Il “lavoro” di cui parla Gurdjieff riguarda il modo con cui riceviamo le impressioni esterne e il modo con cui le rielaboriamo. Se la persona è meccanica, viene spinta dalle sollecitazioni che vengono impresse, ma ciò che proviene dal mondo dei fenomeni si può prendere in modo meccanico oppure in modo cosciente.

Se non prendiamo il mondo esterno in modo cosciente, continuiamo ad essere una macchina che viene sospinta dalla vita, perciò si vive come una foglia che viene sospinta dal vento. Se non siamo coscienti di tutto questo restiamo schiavi degli eventi esterni, perché non sappiamo distinguerci da loro. Solo quando riusciamo a spezzare questa totale identificazione iniziamo a crescere nel nostro mondo interiore: questa è la prima regola. Se i fatti della vita ci afferrano meccanicamente nascono i “problemi” e ciò accade allorquando ci facciamo trascinare dagli intrallazzi del mondo esterno.

La vita e i suoi avvenimenti non vanno affrontati in modo meccanico e inconsapevole, perché altrimenti la vita non ci darà altro che amarezza e inquietudine. Il metodo di Gurdjieff impedisce che ciò avvenga, perché il “ricordo di sé” viene frapposto tra la vita e le nostre reazioni meccaniche. Ma, se riusciamo a farlo, la vita diventa diversa, perché siamo noi che la prendiamo in modo diverso. Poiché viviamo in una fabbrica di dolore e abbiamo imparato a vivere nella psicologia del dolore, dobbiamo fare una trasformazione per vivere in modo diverso.

Gurdjieff dice che abbiamo tre centri: Intellettuale, Emotivo, fisico o Motorio, ma questi tre centri non sono in armonia, infatti gli uomini possono sentire qualcosa, volere altro e fare ancora cose diverse. La prima cosa da sapere è che queste contraddizioni sono insite nella nostra stessa natura, perciò la seconda realtà da accettare è che questo fatto alimenta i molti “io” diversi che abitano in centri diversi.

A causa di questo, nelle persone vivono molti “io” diversi, perciò alcune persone hanno “io” molto pericolosi che prendono il controllo dell’intero individuo. Alcune persone hanno degli “io” molti cattivi e distruttivi che li fanno ammalare se queste persone si identificano e si perdono nel vortice della loro vita interiore. È chiaro che queste persone non hanno perso troppo tempo ad osservarli e conoscerli, perciò non sanno separarsi da essi.

Questi “io” molto negativi vivono nella parte più negativa dei centri, soprattutto nella parte negativa del Centro Emozionale. Questi “io” distruttivi causano l’autocommiserazione, la tristezza e la debolezza se la persona non riesce a separarsi da essi, perciò diventa una persona patetica, perché ha un pathos da cui non riesce a separarsi.

L’altra cosa che dobbiamo sapere, dice Gurdjieff, è che dobbiamo riconoscere l’espressione delle emozioni sgradevoli, sporche o molto avvelenate, perché gli “io” inquietanti che le esprimono sono molto pericolosi per il lavoro che facciamo su noi stessi. Molte volte questi “io” sono lontani dalla persona, invece altre volte la circondano e cercano di toglierle tutta la forza vitale.

Se la persona cede internamente a queste tendenze distruttive, diventa una persona malata, perché molte malattie dipendono dal fatto che la persona si è lasciata trascinare e travolgere dagli “io” malvagi che vogliono rovinarle la vita. È saggio ricordare che tutti gli uomini hanno “io” che cercano di distruggere la loro felicità, ma alcuni sono diventati consapevoli di questa realtà. La nostra maggiore difficoltà è dovuta al fatto che crediamo di essere una persona unitaria e permanente, ma questo fatto è un’illusione.

Crediamo di essere una persona unitaria e permanente perché esiste una “Io immaginario” che appartiene alla Falsa Personalità. Esso agisce in modo da sembrare un io integro e invariabile in ogni occasione. L’auto-osservazione ci permette di iniziare un lavoro che ci farà veramente consolidare la nostra persona con uno sviluppo nuovo. Gurdjieff dice che esiste la possibilità di consolidare un “Io Reale” ma noi continuiamo a confonderci con i tanti “io” da cui non sappiamo separarci e che crediamo essere il nostro vero Essere.

Gurdjieff dice che questi “io” malvagi e malati non siamo noi, e anche quando ci sentiamo dominare dalla paura, dall’ira, dalla tristezza e dalle altre negatività di questa molteplicità dobbiamo comprendere che “Questo non è Io”: il nucleo del metodo di Gurdjieff è solo questo. Ma noi dobbiamo sapere che la nostra rabbia, la nostra depressione e tutti gli stati negativi che proviamo non ci appartengono e dobbiamo sapere che noi possiamo ospitare sia l’inferno che il paradiso.

Per trascendere i nostri problemi e le nostre emozioni negative è necessario ricordarci di noi stessi. Ma, soprattutto, dobbiamo iniziare a fare gli atti di “non-identificazione” perché queste espressioni negative ci sottraggono energia e ci isolano dalla vita. E quando iniziamo a osservarci con più attenzione inizia a cambiare il sentimento che abbiamo verso noi stessi, perché è iniziato il cambiamento che innalzerà il livello del nostro essere.

Questo processo inizia fin da quando iniziamo a scoprire che tutte le cose che ci facevano arrabbiare, che ci davano tristezza o amarezza o altre emozioni negative, non hanno più potere su di noi. La vita comincia ad avere meno presa su di noi, se non siamo identificati, perciò riduciamo il numero di cose che hanno il potere di farci soffrire o di farci perdere le staffe. Ma questo accade quando le nostre reazioni al mondo iniziano a cambiare.

A livello esteriore, vivremo continuando a fare le stesse cose che abbiamo sempre fatto, ma avremo iniziato il cambiamento interiore. La chiave di tutto il metodo è ammettere che non abbiamo il potere di cambiare il mondo, ma che possiamo cambiare la macchina che siamo. Noi possiamo scegliere se restare macchine che reagiscono alla vita in modo automatico, oppure se vogliamo essere individui liberi e consapevoli.

Buona erranza
Sharatan

Fonte del Post: http://lacompagniadeglierranti.blogspot.it/2016/07/internamente-dove-siamo.html

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